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VULNERABILITÀ E BENESSERE DELLE FAMIGLIE ITALIANE

E’ il titolo del Rapporto – reso pubblico a fine novembre – curato dall’Osservatorio Vulnerabilità e benessere delle famiglie italiane, promosso nel 2009 dal Forum ANIA – Consumatori, e realizzato da  Luisa Anderloni  e Daniela Vandone . Il lavoro (scarica la Sintesi del Rapporto Ania-Consumatori (610 download) ) mira ad analizzare “i profili di vulnerabilità finanziaria delle famiglie italiane e la capacità di gestire i rischi per tutelare gli standard di vita.” Le docenti (del Dipartimento di Scienze Economiche, Aziendali e Statistiche Università degli Studi di Milano) sottolineano come  “La crisi finanziaria e la fase di stagnazione economica hanno acuito il problema della vulnerabilità delle famiglie.”. Per questo, “in un contesto di crescente impoverimento e fragilizzazione sociale, un’approfondita analisi della dimensione e delle caratteristiche del fenomeno è rilevante ai fini della elaborazione di possibili misure di intervento volte a fornire competenze e strumenti che aiutino l’individuo a mantenere nel tempo condizioni di equilibrio economico e finanziario attraverso un’appropriata gestione delle proprie risorse e la previsione delle conseguenze di eventuali shock esterni.”

Leggiamo dalla sintesi delle autrici del Rapporto:

“La vulnerabilità finanziaria è identificata dall’Osservatorio come una condizione fattuale e percettiva di instabilità finanziaria, connessa a difficoltà ad “arrivare a fine mese” e/o a sostenere spese impreviste, ad over-commitment dovuto a eccesso di indebitamento, nonché di  percezione di instabilità economica e finanziaria avvertita dall’individuo. In linea di principio, tale condizione di vulnerabilità finanziaria può essere determinata da fattori quali:

– shock inattesi (perdita posto di lavoro, malattia, decesso, separazioni e divorzi) che fanno venire meno o riducono le fonti di reddito e/o determinano l’insorgenza di passività impreviste;

– bassi livelli di reddito e ricchezza che rendono l’individuo particolarmente esposto a eventi negativi inattesi;

– livelli di reddito e di ricchezza talmente bassi da collocare l’individuo in condizioni di povertà;

– scelte di indebitamento errate o non sostenibili che, per imprevidenza, miopia o incapacità di elaborare le informazioni, portano l’individuo a indebitarsi più di quanto dovrebbe alla luce della propria capacità reddituale presente e futura;

– assenza di misure di prevenzione, copertura e gestione dei rischi che, fornendo competenze e strumenti, mettano l’individuo nella condizione di gestire al meglio le conseguenze di eventuali shock esterni che possono modificarne la situazione finanziaria.

E’ verosimile ritenere che situazioni di vulnerabilità finanziaria siano, il più delle volte, il risultato dell’agire congiunto di una serie di concause che interagiscono tra loro. “

Ecco un punto che ci sembra particolarmente importante, estratto dal rapporto: quali sono le variabili che determinano la vulnerabilità finanziaria? Ossia, quali sono i fattori che contribuiscono a incrementare o a ridurre la vulnerabilità delle famiglie?

Una sintesi qualitativa può essere questa: Status civile: separato/divorziato; Genere: donna; Area geografica: sud; Abitazione in affitto; Shock: separazioni, divorzi, malattie, incidenti, cura anziani, perdita o riduzione lavoro; Prestiti; Previsione peggioramento situazione; Incapacità di fare sacrifici; Basso autocontrollo.

Riducono invece la vulnerabilità: Polizze vita; Un numero di percettori di reddito superiore a uno; la dimensione patrimonio immobiliare e finanziario; il Contratto lavoro a tempo indeterminato; il Livello di istruzione; una Bassa impulsività; l’Elevata avversione al rischio.

Conclusione: “Si può quindi sottolineare come l’analisi multivariata evidenzi  la presenza di molteplici variabili che contribuiscono a incrementare o ridurre la vulnerabilità finanziaria delle famiglie.”

In più: “ I risultati che emergono con riferimento all’effetto degli shock esterni sulla vulnerabilità sono molto interessanti, perché evidenziano proprio il peso che questi eventi esterni e non pianificabili o prevedibili hanno nel determinare la condizione di fragilità degli individui, verosimilmente in relazione alla circostanza che essi generano inattese riduzioni di reddito e/o incrementi di spesa. La perdita del lavoro o la riduzione delle ore lavorative, la necessità di assistere gli anziani in famiglia, le malattie, gli incidenti e le separazioni sono tutte variabili statisticamente significative e positivamente correlate alla vulnerabilità. Questo dato pone in risalto la necessità di gestire invece questi rischi, al fine di attutirne l’impatto nel caso in cui si verifichino.

Si tratta di relazioni che potevano essere ipotizzate su un piano teorico secondo logica, ma di cui l’evidenza empirica fornisce in effetti prova.

Coerentemente con le attese, la vulnerabilità delle famiglie ha relazione non solo con eventi che si sono già verificati, ma anche con aspettative relative al futuro. In particolare, la prospettiva di un peggioramento importante della propria situazione nei successivi 12 mesi influenza positivamente, cioè incrementa, la vulnerabilità.

Infine. “Per quanto riguarda  le variabili comportamentali, coerentemente con quanto già rilevato in letteratura, dall’analisi emerge che le attitudini comportamentali possono influenzare le decisioni di consumo, investimento e indebitamento degli individui e, indirettamente, anche il grado di vulnerabilità finanziaria.  In particolare, le variabili che colgono il grado di impulsività degli individui evidenziano come esso influenzi positivamente la vulnerabilità; in altri termini, più gli individui sono impulsivi e più aumenta il loro grado di vulnerabilità finanziaria, coerentemente con la circostanza che sono meno attenti a valutare le conseguenze future delle proprie decisioni finanziarie e di spesa. Un elevato grado di avversione al rischio, invece, riduce la vulnerabilità finanziaria delle famiglie.

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