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Si uccide per debiti, e la sorpresa sorge spontanea

Quale sia il dramma che cova in un’esistenza quotidianamente condizionata dal non poter saldare gli oneri ordinari, spesso gravosi, è cosa nota. Il pensiero dei debiti, quando sono elevati, abitano e scavano nel cervello e nell’animo anche delle persone più forti. Finché non esplodono, spesso drammaticamente, facendo del male a chi vive questa situazione e a chi gli sta vicino. E’ quanto accaduto pochi giorni fa in Lombardia e ha visto protagonista un volto abbastanza noto della Rai e della Chiesa locale.

Eppure l’eco del sistema mediatico è quasi sempre la stessa: ma come, si dice in diversi modi, sembrava una persona normale, a modo, anzi era anche impegnato nel sociale, in parrocchia, con le famiglie?! Alcuni servizi giornalistici, chi più chi meno, sono segnati da questo modello di pensiero.

Eppure in maniera molto semplice vorrei dire: ma davvero si può pensare che a vivere il problema dei debiti in modo angosciante e drammatico siano persone anomale, con disagi palesi ed evidenti? O non sono piuttosto persone di assoluta normalità, che possiamo incontrare ogni giorno, e che magari senza dircelo, stanno pensando che no, proprio non possono farcela e che dovrebbero fare qualcosa di eclatante per “salvarsi”? E che cosa siamo disposti a fare per tirarle fuori dai guai e indicare loro gli strumenti per uscirne?

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