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Ripartire dalla relazionalità. Per il Censis le condizioni per ridare fiducia al nostro Paese ci sono

Un Rapporto, il 45° realizzato dal Censis, condizionato dagli influssi internazionali, ha detto il direttore Giuseppe Roma il 2 dicembre in occasione della presentazione. “Il pericolo dell’insolvenza e delle ripercussioni conseguenti sembra un enigma per gli italiani, che non riescono a coglierne né le origini né gli sbocchi”. Eppure la fotografia che l’istituto di ricerca presieduto da Giuseppe De Rita è chiara:  l’Italia è fragile, isolata e perciò etero diretta. Cioè, ammalati di un “sentimento di stanchezza collettiva”, gli italiani si percepiscono più deboli di quello che appare all’esterno. Sembrano in balia delle onde, incapaci di trovare una propria direzione di marcia, o, meglio, di navigazione.

I dati sono molti e articolati. (Chi volesse prenderne visione in maniera completa clicchi qui  http://www.censis.it/5resource_23=114013&relational_resource_24=114013&relational_resource_26=114013&relational_resource_396=114013&relational_resource_78=114013&relational_resource_296=114013&relational_resource_342=114013&relational_resource_343=114013&relational_resource_405=114013

Si possono scaricare le sintesi fornite dai curatori della ricerca.

Il libro si può acquistare cliccando al sito www.censis.it)

Al momento, però, ma ci ripromettiamo di ritornarci più approfonditamente nei prossimi giorni su queste colonne, si sembrano opportune alcune prime considerazioni a caldo.

A partire da questi concetti: “Abbiamo saputo superare le varie crisi dell’ultimo decennio – dicono De Rita e colleghi – e potremo superare la crisi attuale”. Ad una condizione, però: “se accanto all’impegno di difesa dei nostri interessi internazionali, sapremo mettere in campo la nostra vitalità, se sapremo rispettarne e valorizzarne le radici, se sapremo capirne le ulteriori direzioni di marcia”. Guidati da alcuni fari guida, che il sociologo individua in cinque punti. Bisogna tenere la barra dritta, dice, su:

1)    Primato dell’economia reale: le cose, i beni e i servizi, sull’evanescenza della finanziarizzazione;

2)    Primato della lunga durata, cioé capacità di costruire sui tempi medi e lunghi, con pazienza e determinazione;

3)    Articolazione interna del sistema, cioè fare emergere le soggettività presenti e in conflitto e provare a governarli a gestirli in trasparenza;

4)    Primato della relazionalità, nuovi modelli di aggregazione nascono e crescono e sono una ricchezza per la qualità della vita delle persone;

5)    Ridare spessore alla rappresentanza, a tutti i livelli, sociale e soprattutto politico, come sistema di gestione dei desideri e dei bisogni dei cittadini, in una parola, la politica.

Su queste linee si può recuperare il tessuto connettivo della nostra antica tradizione, rifacendosi allo “scheletro contadino” della nostra cultura. Ha usato questa metafora De Rita, e spiega: “la crisi dura e un po’ scarnificante degli ultimi anni sta rimettendo in giuoco un carattere fondativo del solido “scheletro contadino”, che resta il riferimento quasi occulto delle nostre vicende di evoluzione sociale, anche se dimenticato dalle bolle di vacuità e banalità con cu abbiamo importato l’agiatezza e la modernità occidentali”.

Il tutto se si è lungimiranti nella consapevolezza di un pericolo che corriamo: “Germi di tensione e di conflitto potrebbero essere incubati nel prossimo futuro, sia per la generale tendenza all’aumento delle disuguaglianze sia – e specialmente – nei processi che creano emarginazione più o meno reale. Germi ai quali occorre prestare attenzione”:

Ecco, appunto, attenzione alle situazioni che creano emarginazione. La situazione delle famiglie italiane non appare critica come in altri Paesi, ma non c’è da stare per nulla allegri.

Alcune informazioni, le riprendiamo in estrema sintesi dal Rapporto: cala la propensione al risparmio degli italiani tradizionalmente grandi risparmiatori; diminuisce il patrimonio netto a disposizione delle famiglie; aumentano il numero di giovani che né studiano né cercano lavoro; rimane in età avanzata la data in cu si fissano le nozze (e di conseguenza quella di fare figli); saranno sempre meno le persone autosufficienti nella fascia di età 50-79 anni). E allora: la società italiana troverà la forza di ridarsi un tessuto solido solo se imboccherà “il sentiero dell’arricchimento dei rapporti sociali”, da qui si deve ripartire.

I segnali positivi ci sono: sempre più persone si cercano: in rete, in aggregazioni spirituali stabili, in forme amicali e collettive spontanee o finalizzate alla gestione di beni comuni, anche in semplici avvenimenti ludici o di valorizzazione della qualità della vita, nei piccoli come nei grandi centri.

Ora, però, occorre che le istituzioni, a tutti i livelli, promuovano azioni e progetti in grado di dare consistenza a questo recupero. Un esempio fra tanti che si possono fare, è quello di cui parliamo da tempo: inserire nella nostra normativa una procedura in grado di favorire piani di rientro dalla crisi di sovraindebitamento, grazie ad accordi concordati tra le parti. Un modo, concreto e solidale, in cui intervengono e mettono in gioco i propri interessi diversi soggetti, per prevenire l’emarginazione e ridare fiducia a chi, se fosse abbandonato a se stesso, perderebbe non solo i beni ma anche la propria dignità di cittadino. Lo ripetiamo: il disegno di legge è in discussione in Parlamento, ma il percorso di approvazione è lento. E’ giunto il momento che il legislatore acceleri il suo lavoro per portarla ad essere legge dello Stato.

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