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OCCASIONAL PAPER DI BANCA D’ITALIA PER DEFINIRE IL SOVRAINDEBITAMENTO

L’ultimo importante studio della Banca d’Italia (occasional paper di febbraio 2013 dal titolo, testo in inglese, “Sovraindebitamento delle famiglie: definizione e misura con i dati italiani” ) dà cinque indicatori per stabilire quando si può parlare di sovraindebitamento: il peso dei pagamenti sul reddito, essere al di sotto della soglia di povertà, il peso del rimborso di prestiti non garantiti, gli arretrati e il numero totale di indebitamenti aperti allo stesso momento.

I numeri (con riferimento al 2010, su dati della stessa Banca d’Italia) ci dicono che il problema riguarda  l’8,2% dei nuclei, ma solo per lo 0,6% delle famiglie l’allarme è pesante, con tre sintomi da debito eccessivo che si presentano simultaneamente. Oltre l’8% delle famiglie italiane presenta almeno uno tra i tipici sintomi da sovra-indebitamento

I due economisti che hanno realizzato l’analisi, Giovanni D’Alessio e Stefano Iezzi, si sono rifatti alle seguenti situazioni limite: quando la spesa mensile per ripagare il totale dei prestiti copre più del 30% del reddito lordo mensile; i casi in cui allo stato di povertà si unisce quello di indebitamento; se più del 25% delle entrate mensili lorde viene destinato a ripagare debiti non garantiti; se superi di tre mesi l’arretrato di rate da pagare; l’accumulo di oltre quattro prestiti.

Secondo lo studio le famiglie che rientrano in almeno due delle situazioni indicate è del 2%. La fetta si riduce ulteriormente allo 0,6% se vengono centrati tre campi contemporaneamente, mentre solo lo 0,2% delle famiglie presenta quattro condizioni su cinque. Secondo i dati della ricerca non è alta la percentuale delle famiglie che mostrano più di un sintomo. La percentuale dello 0,6% delle famiglie maggiormente sovraesposte coincide, infatti, con quella contenuta nell’ultimo rapporto sulla stabilità finanziaria, pubblicato a novembre 2012, nel quale si legge che “le famiglie che non riescono più ad adempiere in maniera definitiva le obbligazioni connesse con il proprio debito e che presentano un perdurante squilibrio fra debiti e patrimonio liquidabile” sono lo 0,6% dei nuclei familiari.

Secondo il paper “Il sovraindebitamento delle famiglie”, in particolare, il 3,1% dei nuclei italiani spende più del 30% delle sue entrate per ripagare i debiti. Se si considerano le attività detenute dalle famiglie la percentuale cala al 2,4%, mettendo in conto gli asset finanziari, al 2,2% calcolando anche le proprietà ad esclusione dell’abitazione principale. L’idea è che chi possiede dei beni può venderli per fare fronte al debito, ovviamente ciò diventa più problematico se l’unico bene è rappresentato dalla casa in cui si vive.

(fonti: “La Repubblica del 9 marzo, Lettera 43 del 9 marzo)

 

 

 

 

 

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