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Le banche chiamate ad un ruolo strategico: ne hanno forza, volontà e consapevolezza?

La moralità inserita nella storicità, che conosce i conflitti derivanti da valori, voleri e diritti, che non esiste senza “agonismo”, ma neppure senza una “comunità” di riferimento. E’ il principale filo conduttore che ha attraversato la riflessione del seminario de 14 gennaio su “Etica e nuovo Umanesimo”, promosso dall’Associazione Bancaria Italiana e il Vicariato della Diocesi di Roma. Un’occasione di confronto – ha detto mons Leuzzi, vescovo ausiliare e delegato per la pastorale universitaria – per individuare possibili convergenze tra la ricerca e la riflessione in atto sia sul piano laico che su quello religioso, in merito ai grandi temi dell’etica e dell’umanesimo, in una società in profonda trasformazione. L’iniziativa (che si colloca come preparazione del convegno ecclesiale di novembre 2015 a Firenze) vuole essere anche un aiuto a Roma, attraverso la formazione dell’”Osservatorio sulla città”, declinando il tema in tre diversi ambiti: cultura, società, lavoro.

E il tema economico, trasversale a tutti e tre, è stato l’asse portante di questo seminario.

Un’economia, ha sostenuto il prof Piero Barucci, docente e già ministro del Tesoro, inevitabilmente condizionata dalla necessità della logica del profitto e dell’efficienza nel curare gli interessi singoli, personali e collettivi. Che quindi vive il dramma di non poter conciliare fino in fondo l’interesse privato con quello pubblico (checché ne dica il buon Smith). “Noi che facciamo economia iniettiamo l’idea che gli altri sono avversari, nemici da abbattere. Non c’è imprenditore più felice di quando riesce a far fuori un concorrente rivale, facendo più profitti”.

Rispetto a questo tipo di problema esistenziale dell’economia, coniugare efficienza e solidarietà, che esiste da anni, – dice Barucci – oggi c’è la Chiesa che ci tormenta. Con una atteggiamento e un linguaggio nuovi. Dalla Rerum Novarum in poi, c’è sempre stata una forte pressione che si concretizzava nell’individuare soluzioni per la collettività (giusto salario, riforma fondiaria, giusto prezzo…). Ora anche l’atteggiamento è cambiato e chiama noi (credenti e no) a trovare le giuste soluzioni, per realizzare “un pezzo di virtù in un mondo di peccato”. Cambiano in termini stessi con l’Evangelii Gaudium e si sentono termini e concetti mai sentiti prima (es. “Ineguaglianza strutturale”, “violenza prodotta dalle disuguaglianze”, “la povertà degli esclusi, “lo scarto”, “il denaro come fine che crea feticismo”, “la corruzione manifesta”…), che colpiscono anche un laico per la loro radicalità. In più Barucci mette in luce due ammonimenti

Primo, “il Papa non parla solo per i cattolici, parla al mondo intero, e l’errore che facciamo e quello di pensare che questi testi siano stati scritti per l’Italia, ma non è vero. Questo messaggio cade in diversi ambienti e con diverse intensità deve essere letto a seconda degli ambienti”

Secondo: stiamo attenti a vedere questi documenti come un pezzo di sapere che deve essere messo in pratica. Non sono cose operative che il Papa chiede, ma un diverso atteggiamento. La grande novità è che in queste ultimi pronunciamenti non ci sono più indicate cose da fare o no, c’è un sistema di disuguaglianze di differenze economiche, sociali, economiche, che grida vendetta e tu cattolico devi intervenire, così come ti riesce di fare. Sta a voi cattolici che guidati dai vostri vescovi la possibilità di avvicinare la traiettoria ideale a quella reale (papa Paolo VI). È un tema che durerà nei secoli, come ridurre l’entità del male e far crescere quella del bene, ma che dobbiamo sentire come parte di noi stessi.”

Dall’economista al giurista, Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte costituzionale, che ha fatto un discorso ancora più diretto per “storicizzare”, in maniera concreta questi temi

Le regole riguardano anche l’economia o vi è contrasto tra regole e libertà? “Credo che sia falsa – ha detto Mirabelli – la prospettiva che vede una liberta che prescinde dalle regole. Se l’economia tende a soddisfare i bisogni dell’uomo e garantirle lo sviluppo non può limitarsi alla soddisfazione di egoismi individuali” Ma allora qual è il ruolo dell’etica nell’economia? Ha un valore economico il rispetto dell’etica o è un limite e un fardello? La risposta è positiva, sì ha un valore, anche se consideriamo solo i rapporti intersoggettivi, che si basano sulla fiducia, e la rispondenza che ciascun rapporto faccia corrispondere l’azione alla premessa, sostegno di qualsiasi attività economica.

Quindi per il giurista non è solamente un problema di codici etici personali, ma anche di elementi di eticità dell’istituzione nel suo complesso. Libertà e dignità degli altri sono i limiti alla azione economica, l’azione economica non può essere lesiva della dignità della persona.

Quindi il passaggio decisivo sulle banche: “Nel credito ci troviamo ad un crocevia, da una parte raccolta e tutela del risparmio e dall’altra l’impiego delle risorse per lo sviluppo e l investimento Risparmio e intraprendenza, queste due virtù, questo collegamento è il compito delle istituzioni bancarie rispetto alle garanzie e ai principi posti nella Costituzione”. In sostanza: assicurare la migliore collocazione delle risorse.

L’eticità istituzionale, quindi, deve caratterizzare l’azione delle banche, ciò ha una dimensione e una virtù costituzionale. Se è così, vi è un’etica propria dell’esercizio del credito, che non è solo dei singoli operatori e di e di chi amministra (che è comunque fondamentale), ma è anche un elemento che pone quindi le istituzioni bancarie non solo sulla frontiera dell’economia ma anche della Costituzione stessa. Qui non solo l’etica è etica della funzione, ma c’è anche il nuovo umanesimo.

“Avvertiamo – sottolinea Mirabelli – che stiamo attraversando un vero e proprio tornante della storia nel quale c’è una responsabilità di tutti gli attori sociali e in particolare delle istituzioni bancarie che viaggia in un ottica di lungo periodo e di una dimensione internazionale, al centro di riferimenti di profonde trasformazioni che stiamo vivendo per assicurare una profonda trasformazione. Una funzione di visione strategica e non solo di mecenatismo culturale. Essendo dei sensori sociali avvertiti, le istituzioni bancarie possono orientare le linee in una dimensione che valorizzi lo sviluppo della dignità della persona o verso una che la deperisca e ferisca.” Infine la domanda cruciale: “sono in grado le istituzioni bancario di svolgere questo ruolo? Sì se ne hanno consapevolezza e la loro azione non si limita ai singoli atti. E se nel comportamento di ciascuno di esse si manifesta un idea di sistema complessivo”.

Solo così, viene da pensare, quell’invocazione che il presidente dell’Abi Antonio Patuelli ha fatto alla fine del suo intervento, assume una concretezza che va al di là della forza espressiva: “Mi rassegnati alla crisi, mai rassegnati alla decadenza, pensando positivo per voltare pagina.”

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