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IL GOVERNO VARA UN DDL SUL SOVRAINDEBITAMENTO. L’APPROVAZIONE SPETTA ORA ALLE CAMERE

Il 9 marzo scorso il governo Monti ha licenziato un Disegno di legge per far fronte alle situazioni di crisi derivanti da sovraindebitamento. E’ stato varato, su proposta del Ministro della Giustizia e con il Ministro dell’economia e finanze, in modifica alla legge 27 gennaio 2012, n. 3, “Legge Centaro“, in materia di sovraindebitamento, che però riguarda in primis le piccolissime e medie imprese.

Ora, sempre che sia approvato dal legislatore, “il nuovo strumento per la gestione delle situazioni di conflitto nell’ambito dei rapporti civili ed economici pone il Paese in linea con la legislazione vigente negli altri Stati membri dell’area euro, già da tempo muniti di procedimenti esdebitatori, anche per i consumatori e le piccole imprese (da ultimo la Grecia con la legge n. 3869 del 2010).

Le norme – tra l’altro – “ si prefiggono l’obiettivo di provocare una deflazione del contenzioso in sede civile derivante dall’attività di recupero forzoso dei crediti”.

E questi obiettivi appaiono chiari e condivisibili.

Forse un po’ meno, ci sia permesso dirlo, l’altro obiettivo:  “Il provvedimento, che trova giustificazione nell’attuale contesto di crisi economica che investe indifferentemente famiglie ed imprese, è volto, sul piano macroeconomico, a stimolare la spesa per beni di consumo e investimenti da parte delle PMI, allo scopo di invertire il trend negativo della domanda interna.” “Stimolare la spesa”? Come, come non si parlava di situazioni di alto indebitamento?

Forse sarebbe stato più giusto dire, come noi di Pro.Seguo facciamo da tempo, che è importatante ai fini del sostegno all’economia, oltre che per fini di solidarietà, che le famiglie sovra indebitate non escano definitivamente dal ciclo positivo della domanda e dell’offerta dei consumi. Ma da qui a stimolare la spesa forse il passo è eccessivo.

Dal comunicato del governo leggiamo che queste sarebbero le novità principali.

“1. In precedenza la legge prevedeva l’obbligatorietà dell’accordo tra debitore e creditori. La nuova impostazione introduce un criterio in base al quale anche i creditori che non aderiscono all’accordo possono essere assoggettati agli effetti della procedura in forza di un provvedimento di omologazione adottato dal tribunale.

2. In tal modo anche i creditori privilegiati che non aderiscono all’accordo perdono il diritto di vedersi soddisfatti integralmente e subito. I creditori privilegiati potranno infatti essere vincolati dal provvedimento del tribunale che ritenga che non avrebbero potuto comunque ottenere di più.

3. Viene ridotta dal 70% al 60% la soglia prevista per il raggiungimento dell’accordo tra debitore non consumatore e creditori.

4. Si introduce una procedura dedicata per il consumatore debitore in base alla quale non è previsto l’accordo, ma la predisposizione (a spese del debitore) di un “piano” da parte di un apposito organismo di composizione della crisi che opera in veste di garante della fattibilità del piano di ristrutturazione.

A breve faremo anche noi su questo sito delle considerazioni sul testo.

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