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Famiglie, redditi e patrimoni: per Bankitalia crescono disuguaglianze e “vulnerabilità finanziaria”

Gli ultimi dati pubblicati dalla Banca d’Italia (il 27 gennaio 2014, ma relativi a dati sul 2012) confermano un quadro non incoraggiante della situazione dei bilanci delle famiglie italiane. In sintesi Tra il 2010 e il 2012 le condizioni economiche dichiarate dalle famiglie intervistate sono peggiorate, risentendo anche di valutazioni soggettive legate l’andamento del mercato immobiliare. Il reddito familiare medio è calato in termini nominali del 7,3 per cento, quello equivalente del 6; la ricchezza media è diminuita del 6,9 per cento.

Il reddito equivalente, una misura pro-capite che tiene conto della dimensione e della struttura demografica della famiglia, è stato in media pari a circa 17.800 euro (1.500 euro al mese).

La ricchezza familiare netta, data dalla somma delle attività reali (immobili, aziende e oggetti di valore) e delle attività finanziarie (depositi, titoli di Stato, azioni, ecc.) al netto delle passività finanziarie (mutui e altri debiti), presenta un valore mediano (cioè quello detenuto dalla famiglia che occupa la posizione centrale nella distribuzione della ricchezza) pari a 143.300 euro.

Aumenta la disuguaglianza: il 10 per cento delle famiglie più ricche possiede il 46,6 per cento della ricchezza netta familiare totale (45,7 per cento nel 2010). La quota di famiglie con ricchezza negativa (quindi con debiti) è aumentata al 4,1 per cento, dal 2,8 del 2010. La concentrazione della ricchezza, misurata in base all’indice di Gini, è pari al 64 per cento, in aumento rispetto al passato (era il 62,3 per cento nel 2010 e il 60,7 nel 2008).

La quota di famiglie indebitate è di poco superiore a un quarto ed è lievemente diminuita rispetto alla precedente rilevazione. L’indebitamento, come in passato, è più diffuso tra le famiglie a reddito medio-alto, con capofamiglia di età inferiore ai 55 anni, lavoratore indipendente o con elevato titolo di studio. Le passività sono costituite in larga parte da mutui per l’acquisto e per la ristrutturazione di immobili.

Crescono però le condizioni di “vulnerabilità finanziaria”, identificate dalla presenza congiunta di una rata per il rimborso dei prestiti superiore al 30 per cento del reddito e da un reddito monetario inferiore alla mediana: riguardano circa il 13,2 per cento dei nuclei indebitati e il 2,6 per cento del totale delle famiglie. Fenomeno in aumento rispetto al passato (+3,1 punti percentuali tra le famiglie indebitate; +0,4 sul totale).

 

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